L’imperfezione rende belli, la lezione di Lindbergh

by Ilaria Dotta, October 2017 (Italy)


«La bellezza - dice Peter Lindbergh - è il coraggio di essere se stessi». È il corpo androgino di Kristen McMenamy, l’espressione intensa di Blanca Li, le rughe di Pina Bausch. È la bellezza dell’imperfezione che, in una nuova forma di realismo che ridefinisce i canoni estetici, diventa splendore.   «È questa la vera forza di Lindbergh, ciò che lo differenzia da tutti gli altri fotografi di moda: il suo punto di vista unico», spiega Thierry-Maxime Loriot, curatore della mostra “Peter Lindbergh. A different vision on fashion photography”, che apre oggi al pubblico alla Reggia di Venaria.   SI RACCONTA UNA STORIA   Una retrospettiva, realizzata da Kunsthal Rotterdam, che non si limita a presentare alcuni dei lavori più conosciuti dell’artista tedesco, ma che vuole raccontare una storia. Quella di un fotografo di moda capace di affrontare temi sociali e di fermare nel bianco e nero di uno scatto il passare del tempo. «Molti fotografi sono ossessionati dalla perfezione - prosegue Loriot -. Peter invece riesce a lavorare con le imperfezioni e a trasformarle». Perché è proprio questo che fa Lindbergh: scovare nel mondo, tra le facce della gente e i paesaggi industriali, le tracce di una bellezza più o meno nascosta. «Sono convinto che debba essere questa la missione dei fotografi d’oggi - dichiara l’artista 73enne -, liberare gli esseri umani dal terrore della giovinezza e della perfezione».  IL CONCETTO DI NORMALITA’   Non ci sono solo le gigantografie delle supermodel Kate Moss, Cindy Crawford o Linda Evangelista. «È importante il concetto di normalità - sottolinea il curatore -. Le foto di Peter sono senza tempo e non esiste alcuna gerarchia o status sociale. Non c’è mai un punto di vista snob. Sono i più grandi ritratti del nostro secolo». La mostra, che resterà allestita nelle Sale delle Arti fino al 4 febbraio, è proprio l’occasione per capire meglio lo sguardo e il pensiero del “fotografo della verità”, che per questo progetto espositivo ha accettato di aprire i suoi archivi, offrendo al pubblico non solo la visione di alcuni dei suoi scatti più celebri, ma anche immagini inedite, polaroid, quaderni di appunti e macchine fotografiche. Il “dietro le quinte”. Materiale che viene proposto in un allestimento molto scenografico, che comprende anche la riproduzione di una camera oscura. Rifiutato lo schema dell’ordine cronologico, il percorso espositivo si propone di raccontare una storia in 9 capitoli, soffermandosi su temi, mondi immaginari e passioni. Moda, cinema, danza. E l’ignoto.  «All’inizio, quando mi hanno proposto di esporre in una Reggia, non capivo il senso - dice Lindbergh -. Ora tutto mi è chiaro. Avere i miei lavori qui a Venaria è una combinazione perfetta. E mi sembra anche di capire molto meglio il posto, l’architettura. Questa non è una semplice reggia, un edificio noioso come può essere Versailles. È un luogo pieno di idee, pieno di passato ma anche di modernità».